Un nuovo studio presentato al congresso “Candida and Candidiasis 2025”, tenutosi a Berlino lo scorso ottobre, ci offre l’occasione di tornare sul tema di quale ruolo i lattobacilli giochino nella candidosi vaginale (lo abbiamo affrontato in questo articolo di qualche anno fa).
I lattobacilli sono universalmente considerati i “batteri buoni” della flora microbica vaginale. Ma è davvero così? Le più recenti evidenze scientifiche dipingono un quadro più complesso e sfumato, dando forza all’idea che non tutti i lattobacilli siano “eroi” della salute vaginale. Alcuni, anzi, potrebbero silenziosamente sabotarla.
Lattobacilli buoni e cattivi nella lotta alla candida
Lo studio a cui abbiamo accennato, condotto presso l’Università di Modena e Reggio Emilia, è il primo ad aver studiato sperimentalmente in che modo i diversi lattobacilli influenzano l’infezione da candida.
Gli autori hanno sviluppato in laboratorio quattro comunità microbiche artificiali che riproducono in modo semplificato quattro tra i più comuni “vaginotipi”, cioè tipi di microbiota vaginale:
- vaginotipo I – dominato da L. crispatus
- vaginotipo II – dominato da L. gasseri
- vaginotipo III – dominato da L. iners
- vaginotipo V – dominato da jensenii
Tutti e quattro questi microbioti sono composti per la maggior parte da lattobacilli: quello che cambia è la specie (esiste poi un altro vaginotipo, il n. IV, dove invece i lattobacilli sono pochissimi, ma non ce ne occuperemo qui).
Cosa succede quando in questi vaginotipi introduciamo il fungo Candida albicans?
Si potrebbe pensare che, vista l’abbondanza di lattobacilli, tutti riescano a contrastare l’infezione. Invece non è così.
Gli autori dello studio hanno scoperto che nel vaginotipo I l’infezione da candida si sviluppa in modo molto più lieve rispetto agli altri tre. Nel II e nel V abbiamo un’infezione di gravità intermedia. E il vaginotipo III è quello in cui l’infezione risulta più severa. Capiamo quindi che i lattobacilli non offrono tutti la stessa protezione dalla candidosi, ma c’è una sorta di classifica:
1) L. crispatus: protezione elevata
2) L. gasseri e L. jensenii: protezione intermedia
3) L. iners: protezione bassa.
Entrando più nei dettagli, i ricercatori si sono resi conto che L. crispatus sopprime attivamente la virulenza del fungo, agendo a livello genetico per “spegnere” i geni chiave che Candida albicans usa per aderire alle cellule e trasformarsi nella sua forma più aggressiva, quella di ifa.
Al contrario, L. iners si rivela non solo inefficace, ma potenzialmente dannoso, addirittura potenziando l’adesione di Candida albicans alle cellule della vagina.
Come L. iners aiuta il nemico
Come è possibile che un lattobacillo, un batterio universalmente considerato “buono”, possa peggiorare un’infezione da candida? Un altro studio recente suggerisce che la risposta potrebbe risiedere nel suo profilo metabolico.
Sembra infatti che L. iners contribuisca all’accumulo di una sostanza specifica nell’ambiente vaginale: il glutammato. Questo non è un dettaglio da poco, perché Candida albicans è in grado di utilizzare proprio il glutammato come fonte di azoto per sostenere la sua crescita e per alimentare la transizione alla forma più aggressiva e patogena, quella di fa. L. iners quindi rimodellerebbe l’ambiente biochimico della vagina per nutrire attivamente il patogeno, aiutandolo a diventare più virulento e a causare quelle infezioni ricorrenti così difficili da debellare.
Le armi di L. crispatus
Se L. iners nutre il nemico, L. crispatus lo combatte su più fronti con un arsenale poliedrico. Ecco, secondo i più recenti dati scientifici, le sue armi principali.
Azione antimicrobica diretta. L. crispatus secerne un cocktail di composti che inibiscono direttamente la crescita della candida e la formazione di ife. Tra questi troviamo l’acido lattico (in particolare l’acido D-lattico, una forma particolarmente efficace che L. iners non è in grado di produrre), l’acqua ossigenata e specifiche sostanze dall’azione antimicrobica mirata dette batteriocine.
Contrasto all’adesione. L. crispatus è in grado, da un lato, di aderire saldamente alle cellule della vagina, creando uno scudo protettivo, e dall’altro di legarsi direttamente alla candida, impedendole fisicamente l’adesione alle pareti vaginali.
Modulazione immunitaria. Sia attraverso le sostanze che secerne sia entrando fisicamente in contatto con le cellule dell’ospite, L. crispatus influenza il sistema immunitario, ottimizzandone il funzionamento. Da un lato stimola le cellule a produrre composti dall’azione antimicrobica, potenziando quindi le naturali difese contro la candida. Dall’altro aiuta a mantenere una risposta immunitaria equilibrata, evitando reazioni infiammatorie eccessive. Quest’ultimo punto è particolarmente significativo, dal momento che nella candidosi il problema non è solo il fungo ma il fatto che il sistema immunitario reagisce al fungo in modo eccessivo e disregolato (approfondisci questo importante argomento leggendo questo articolo).
Conclusione: contro la candida, i lattobacilli non sono tutti uguali!
I dati scientifici parlano chiaro: la specie di lattobacillo che domina il microbiota vaginale è un fattore chiave nella suscettibilità alla candidosi. Abbiamo visto i ruoli antitetici delle due specie più comuni: Lactobacillus crispatus come protettore per eccellenza e Lactobacillus iners come potenziale fattore di rischio.
Queste scoperte impongono una grande attenzione nella scelta dei probiotici da utilizzare in caso di candidosi. L’approccio generico basato su “lattobacilli” è scientificamente superato e potenzialmente inefficace: la prevenzione e il trattamento della candidosi vaginale richiedono probiotici mirati e di provata efficacia. Come quelli contenuti nell’integratore NATURAFLORA LEI, il probiotico NutraLabs formulato specificamente per la donna.
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- L. rhamnosus, che ha anch’esso la documentata capacità di attenuare la virulenza di C. albicans contribuendo a mantenerla in forma innocua (maggiori dettagli qui)
- L. plantarum, di cui gli studi scientifici dimostrano l’utilità sia per contrastare gli episodi acuti di candidosi sia per prevenire le recidive (maggiori dettagli qui)
- Saccharomyces cerevisiae CNCM I-3856, un lievito probiotico la cui efficacia contro la candida è dimostrata da diversi lavori scientifici (maggiori dettagli qui).
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Fonti scientifiche
Spaggiari, L., Pedretti, N., Kenno, S., Ardizzoni, A., Campisciano, G., Sossi, K., … & Pericolini, E. (2025). The Community State Type I dominated by Lactobacillus crispatus is the most effective vaginal microbiota in counteracting Candida albicans infection in vitro. In Candida and Candidiasis. https://hdl.handle.net/11380/1387972
Wang, S., Wang, Q., Yang, E., Yan, L., Li, T., & Zhuang, H. (2017). Antimicrobial compounds produced by vaginal Lactobacillus crispatus are able to strongly inhibit Candida albicans growth, hyphal formation and regulate virulence-related gene expressions. Frontiers in microbiology, 8, 258246. https://doi.org/10.3389/fmicb.2017.00564
Glick, V. J., Webber, C. A., Simmons, L. E., Martin, M. C., Ahmad, M., Kim, C. H., … & Gopinath, S. (2024). Vaginal lactobacilli produce anti-inflammatory β-carboline compounds. Cell Host & Microbe, 32(11), 1897-1909. https://doi.org/10.1016/j.chom.2024.09.014
Decout, A., Krasias, I., Roberts, L., Gimeno Molina, B., Charenton, C., Brown Romero, D., … & MacIntyre, D. A. (2024). Lactobacillus crispatus S-layer proteins modulate innate immune response and inflammation in the lower female reproductive tract. Nature Communications, 15(1), 10879. https://doi.org/10.1038/s41467-024-55233-7
Vander Donck, L., Victor, M., Van Beeck, W., Van Rillaer, T., Dillen, J., Ahannach, S., … & Lebeer, S. (2025). Host-independent synergism between Lactobacillus crispatus and other vaginal lactobacilli. Cell Reports, 44(9). https://doi.org/10.1016/j.celrep.2025.116171